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Arcano XIII

Arcano XIII

Negli Arcani Maggiori, la carta XIII è l’unica senza nome.
Nel corso degli anni è stata identificata, spesso, con la Morte. È stata ritenuta presagio di brutte notizie, a causa della lama che ritrae una figura che sembra uno scheletro, con la falce. Il collegamento con la Grande Mietitrice è immediato, se si trascurano gli altri dettagli e se non si osservano i particolari.
È, in realtà, una delle carte più significative e inneggianti alla Vita.

La carta XIII è L’Arcano della Trasformazione profonda, della Rivoluzione.

È un invito amorevole a eliminare dalla propria vita tutto ciò che è negativo e che impedisce ad andare avanti.  E’ il consiglio di un amica di fare pulizia per rinnovare e realizzare se stessi.

In Agricoltura, la mietitura è la prima delle operazioni di raccolta dei cereali maturi, che consiste nel taglio delle piante. È uno dei momenti più faticosi per un contadino, soprattutto se effettuato a mano. Il taglio può essere di due tipi: basso, per ricavare foraggio per gli animali, oppure più vicino alle spighe, per consentire di bruciare le stoppie. È il momento in cui si fa “piazza pulita”, per dare nuova vita ai campi.

Nei tarocchi di Marsiglia l’inno alla Vita è lampante.

Il corpo della figura raffigurata nella lama è color carne: è nella vita materiale che deve essere operata la trasformazione.
Non è uno scheletro: le ossa non sono bianche, come quelle che si notano a terra, ai piedi del mietitore. È essenza vitale spogliata di fronzoli e di accessori ingombranti, che rallentano e ostacolano ogni evoluzione.
La colonna vertebrale, il bacino, un braccio e una gamba sono azzurri: la parte spirituale sostiene ogni scelta e ogni azione dell’essere umano.

La parte spirituale è non solo la ossatura che regge l’esistenza umana, ma è alla base di ogni azione e di ogni passo che deve essere compiuta per il proprio equlibrio..

E quale è il collegamento tra spirito e materia? Il rosso della passione. E’ il desiderio ciò che lega e favorisce l’agire umano.
E’ rossa l’articolazione che unisce la testa al corpo. Carne e spirito sono sostenuti dalla forza dell’amore e delle emozioni, verso se stessi. Il desiderare di cambiare è ciò che lega la pura carnalità e il puro spirito.
Parte fisica e spirituale si collega al bacino – parte sessuale e riproduttiva – con un triplice nodo rosso.
Il sesso non è solo atto meccanico, ma spirituale e passionale. È spinta naturale e celeste, umana e divina.
Passione e desiderio, eros, emozioni, spirito si fondono per esaltare uno degli aspetti umani più significativi.
La figura è volutamente accennata. A riprova che si è in un momento di trasformazione. Ciò che si è stato, potrà non corrispondere a ciò che sarà, una volta operato il cambiamento.

 

È il momento in cui è stata abbandonata la maschera sociale: il modo in cui l’essere umano si è presentato al mondo.

È un istante cruciale.
La figura guarda avanti, dritta davanti a sé. Scarna, essenziale perché l’atto di guardare, il desiderio di andare oltre, prevale su ciò che si è stati fino a questo momento.

Nelle altre carte dei Tarocchi, i personaggi hanno connotazioni più esplicite sotto l’aspetto fisico: ci sono figure femminili (Imperatrice o Papessa) maschili (Papa o Imperatore), androgine. Ci sono personaggi anziani (Imperatore) o giovani (La Stella o i bambini de Il Sole), alte (il Diavolo) o basse (le figure ai piedi de Il Papa). Ci sono angeli e animali ( Il Mondo), facilmente identificabili per razza o specie.

Il volto dell’Arcano XIII non presenta, invece, alcun connotato.

È la pura materia nelle mani di uno scultore: indefinita e volutamente incompleta, è in potenza. Plasmata potrebbe divenire chiunque e qualsiasi cosa.
È una carta che valorizza l’azione: guardare avanti, andare avanti, purificare e eliminare gli ostacoli.

La gamba sinistra della figura è quella che segna il cammino: l’azzurro della spinta spirituale è appoggiato al terreno e porta avanti l’essere materiale. E anche qui, le due parti dell’individuo – carne e spirito, materialità e spiritualità – sono tenute insieme dal rosso dell’energia passionale.
L’altra gamba, che resta indietro, non è inerte: interamente umana calpesta una testa coronata, che rappresenta l’ordine prestabilito e immutabile, i valori genitoriali che non si condividono e che vengono vissuti come imposti.

In un momento di trasformazione profonda, si sovvertono i valori e gli obblighi sociali precostituiti, il passato che ha condizionato l’essere, impedendogli di evolvere e di essere se stesso.

La carta XIII calpesta ciò che è sempre stato e che non può mutare, per evolvere e andare oltre.

È un atto difficile: ciò che la figura calpesta non sono volti comuni, ma incoronati, potenti per diritto di nascita o per riconoscimento sociale. Rappresentano quei valori forti, autorevoli che vanno estirpati con azioni decise: schiacciare e tagliare, senza compromessi.

Anche le braccia della figura sono di colori diversi. Per impugnare la falce, fare pulizia e purificare,  serve l’equilibrio tra la parte spirituale e quella materiale.
Il manico della falce è giallo: colore dell’intelletto e della coscienza. Serve lucidità per vedere cosa non va e quale strada prendere per operare un cambiamento radicale, sia nella vita spirituale che in quella emozionale. La parte tagliente della falce suggerisce che, grazie alla coscienza di sé, la trasformazione può riguardare ogni aspetto della propria vita: affettivo, lavorativo, scolastico.
L’obiettivo è l’oltre, ovvero il benessere psico-fisico.
un Io diverso e completo proseguirà il sentiero dei Tarocchi che è sentiero della Vita.

L’arcano XIII non offre mezzi termini.

le prime 12 carte dei Tarocchi hanno cercato di suggerire piccole modifiche che potevano essere utili nella vita per affrontare piccole sfide.

Il XIII invece, è L’Arcano del “ora basta!”, “niente più indugi!”.

Se si vuole evolvere, bisogna tagliare ogni legame negativo con se stessi combattendo le proprie nevrosi e le proprie paure. Con il proprio passato e le esperienze negative che hanno soffocato e ostacolato l’emergere di un IO sicuro di sé e armonioso.
Con le relazioni sociali tossiche e dai ruolo sociali che esautorano ogni energia vitale, spirituale e intellettuale.

Staccarsi da tutto ciò che è morte, vuoto, caos, superare i limiti dettati dall’inconscio che, nella lama, viene rappresentato con il colore nero del terreno. Ma il nero nei tarocchi non è negativo: è il luogo in cui tutti i colori si fondono, dove tutto può avere inizio e germinare. E’ la Nigredo alchemica, il primo passo che porta alla creazione della pietra filosofale. La materia primordiale in cui tutti gli ingredienti si fondono, per divenire altro.

https://psicologiaalchemica.wordpress.com/alchimia/i-nomi-dellalchimia-nigredo/

Desiderare il cambiamento e avere fiducia che ciò non solo è possibile, ma è un dovere che si ha verso se stessi per il proprio benessere è la chiave di lettura dell’Arcano XIII.

Trasformazione profonda non solo dell’Io, ma anche di un lavoro, una relazione sentimentale, un progetto che non porta a nulla.
È il momento della resa dei conti: “vai avanti e non demordere” suggerisce l’arcano numero XIII.

È simbolo di speranza cosciente: “Puoi farcela!” non perché c’è un lieto fine donato dall’esterno a tutti, ma perché hai gli strumenti e la forza per ottenerlo.
Perché sentimenti, intelligenza, intuito, passione, coscienza ci rendono non solo umani, ma divini e immortali.
 

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