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Iperico: l’attesa di un anno, la vita in un giorno, l’eterna magia.

Il 21 giugno è alle porte ormai. E il sospiro flebile del Sole, che nel suo punto più alto si ferma ad attendere la sua sposa Luna è palpabile. Aspettano da troppo di ritrovarsi per fondersi l’uno nell’altro: notte e giorno, luce e tenebre, acqua e fuoco, nel crepuscolo più lungo dell’anno, prima di separarsi di nuovo e di struggersi nell’attesa.

La loro unione darà linfa alle linee energetiche della terra e vigore alle creature che la popolano. Uomini, animali, creature soprannaturali ma soprattutto piante ed erbe.

Il fiore di Iperico sembra riflettere l’intensità e la maledizione di questo amore: raggiunge la sua massima fioritura in questo periodo, ma i fiori sono destinati a vivere un solo giorno. Un giorno unico di giallo brillante che sembra gridare al mondo Eccomi! prima di divenire color ruggire e morire.

Eppure basta quell’attimo per racchiudere in sé tutte le sue proprietà prodigiose, terapeutiche e magiche. Per essere il simbolo del sole e dei suoi benefici.

Conosciuta come pianta miracolosa fin dall’antichità, i medici Ippocrate, Dioscoride, Galeno e Plinio il Vecchio, lo usavano come unguento per guarire sciatica, ferite e ustioni. Inoltre essi ritenevano che l’Iperico fosse in grado di combattere tutte le presenze oscure. I primi due, infatti, sostenevano che il nome significasse “al di sopra”, ovvero superiore alle presenze degli inferi.

Una leggenda molto affascinante, ritiene infatti che le perforature che sembrano intravedersi sulle foglioline della pianta, fossero il frutto di lacerazioni prodotti dagli artigli degli esseri demoniaci che tentavano, invano, di salire in superficie.

Il mese di Giugno e’ forse il mese piu’ magico dell’anno, in cui si confrontano le forze del bene e del male, caricandosi di forza.

La notte tra il 23 ed il 24 giugno, è la notte del raduno delle streghe intorno al “Grande Noce” di Benevento. Una notte di sortilegi, necessaria a ricaricare la loro magia oscura ed invocare i demoni. Una notte in cui il passaggio può essere aperto, in cui il sopra ed il sotto entrano in contatto. La lotta tra questi esseri sovrannaturali e gli umani sarebbe impari, se la natura non offrisse riparo e difesa con le sue erbe e le sue piante, che diventano sentinelle ed amuleti. In queste notti era facile imbattersi nelle streghe che accorrevano da ogni parte del mondo per confluire a Benevento, e l’unica protezione che i viandanti avevano, era rappresentato dal rametto di iperico, nascosto sul cuore, sotto i vestiti.  I contadini bruciavano in grandi falo’ le erbe vecchie che avevano protetto la casa e la famiglia per tutto l’anno  e le sostituivano con quelle raccolte durante la notte di San Giovanni, bagnate di rugiada. Intrecciate e collocate a porte e finestre, avrebbero protetto la casa ed i suoi abitanti dagli esseri malvagi e dalle influenze negative, che ogni notte, nelle buie campagne tentavano di entrare.

L’iperico detto anche “scacciadiavoli” era la pianta con maggior potere protettivo, insieme all’aglio, all’artemisia, alla ruta ed alla lavanda.

In particolare la lavanda aveva lo scopo di bloccare le streghe, che potevano oltrepassare i rametti messi a protezione agli usci, solo contando tutti i suoi fiori. La razionalita’ dell’azione in grado di fermare un essere soprannaturale: le streghe, infatti, venivano colte dai raggi del sole all’alba e costrette a fuggire, prima di aver terminato il conteggio. Questa usanza è ancora praticata in alcune zone del beneventano, in cui la modernita’ non cancella secoli di culti e credenze ancestrali: per tenere lontane le Janare si collocano alle finestre rametti di lavanda o sacchetti pieni di granellini di sale.

La Chiesa, dopo aver cercato invano di debellare questi riti, li ha assorbiti e riletti in chiave cristiana: il culto del sole e’ divenuto venerazione a San Giovanni, l’unico uomo in grado di battezzare Gesu’ completando il suo essere completamente figlio di Dio e figlio dell’uomo.

Da allora l’iperico è noto anche come “erba di San GIovanni”. L’ipericina contenuta nei fiori, ha agevolato questo nuova lettura cristiana: infatti il colore rosso che tinge le mani di chi schiaccia i petali, rappresenta, oggi, il sangue versato da San Giovanni, assassinato per mano di Salomè.

Non amo le interpolazioni postume ed i rimaneggiamenti funzionali. Mi sembrano che sottraggano senso alle cose, invece di aggiungerlo.

Se chiudo gli occhi, posso cercare di vedere e sentire: un’epoca in cui la casa rurale e’ immersa nel buio e nel silenzio. Di notte ogni rumore esterno e’ motivo di allarme, ogni evento inspiegabile diviene arcano e spaventoso. 

La natura circostante offriva sostentamento e, quindi, protezione contro la magia nera, e doveva essere difesa e tutelata, rispettata e venerata. il fiore di Iperico, in particolare, che di giorno brillava come il sole e che grondava liquido rosso, simile al sangue, se schiacciato nelle mani, era sacro. L’iperico difendeva e guariva.

Allora come ora, l’iperico racchiude e dispensa i benefici di una splendida giornata di sole: e’ utile per ristabilire il tono dell’umore e calmare gli stati d’ansia. Aumenta i livelli di serotonina, noradrenalina e dopamina, favorendo il ciclo del sonno e modulando la secrezione di melatonina.

Usato come unguento o oleolito ha notevoli proprietà cicatrizzanti, lenitive, contrasta gli arrossamenti ed i batteri.

Ancora oggi conserva il suo legame con l’astro solare ed infatti a differenza di altri oleoliti, la macerazione dei suoi fiori avviene non al buio, ma alla luce diretta del sole.

 

One thought on “Iperico: l’attesa di un anno, la vita in un giorno, l’eterna magia.

  1. Nella notte del Grande Noce

    Lasciati andare, piccolo fiore,
    allenta l’abbraccio della natia terra,
    non aver paura di volteggiare
    nella notte azzurrata da falò lontani.
    Vedrai di lassù
    rimpicciolire gli affanni.
    Capirai come io sia unica Madre:
    delle danzatrici urlanti;
    e del taciturno timorato di Dio,
    barricato nella sua casa-prigione
    a segnarsi la fronte
    per il fruscio di una lepre.
    Vedrai che bene e male
    non altro sono,
    che bandiere per fronteggiarsi,
    ma che il corpo degli eserciti
    è tutta carne delle mie viscere.
    Quassù,
    nessuno potrà schiacciare le tue foglie
    e tu potrai cospargere il domani
    di polvere d’oro,
    senza che si trasformi più,
    in sangue.
                                                                         24.06.2018

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